Gli accordi di ristrutturazione dei debiti

Una guida aggiornata e puntuale

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Articolo da il Fallimento 6/2016

La disciplina degli accordi di ristrutturazione dei debiti è andata modificandosi per una serie continua di
addizioni, volte ad incentivare il ricorso allo strumento, superando le remore all’accesso e i limiti applicativi. Nel tempo, dopo la loro introduzione (nel 2005), gli accordi hanno beneficiato del riconoscimento della tutela inibitoria (nel 2007), del trattamento prededucibile dei finanziamenti in funzione ed in esecuzione (nel 2010), del regime particolare dei finanziamenti interinali e dei pagamenti in corso di procedimento, nonché della possibilità di approdarvi attraverso il concordato con riserva (nel 2012), per giungere alla forma speciale degli accordi con creditori finanziari (nel 2015).

Estratto:

Se è lecito affermare come prevalente la lettura per cui gli accordi possono aver il più vario
contenuto e prefiggersi una soluzione della crisi che può consistere vuoi nella liquidazione
del patrimonio vuoi nella continuazione dell’attività d’impresa, le pronunzie sembrano
talora orientate in direzioni divergenti: per l’ammissibilità di accordi aventi finalità
squisitamente liquidatoria, cfr. Trib. Milano 18 luglio 2009, in Dir. fall., 2011, II, 158; in
Trib. Roma 20 maggio 2010, cit., si ammettono accordi contemplanti remissioni parziali
dei debiti, distinguendosi l’ipotesi in cui l’attività di impresa cessi ovvero sia trasferita a
terzi dall’ipotesi in cui l’attività prosegua in capo allo stesso debitore, nel quale secondo
caso occorrerebbe prevedere l’estinzione delle passività; in Trib. Reggio Calabria 24
gennaio 2012, in Il Fallimentarista e in Dir. fall., 2012, II, 716, nel caso di prosecuzione
dell’attività di impresa, si richiede la presenza di un piano finanziario e industriale; infine,
secondo Trib. Udine 22 giugno 2007, cit., non sarebbero ammissibili accordi di ristrutturazione
di natura liquidatoria, senza previsione di continuità di impresa.

La questione se gli accordi debbano essere raggiunti mediante un unico testo negoziale
ovvero se sia ammissibile una pluralità di contratti viene risolta dalla giurisprudenza con l’affermazione per cui non vi sono ragioni per non ammettere che gli accordi possano
essere più d’uno: Trib. Bari 21 novembre 2005, in questa Rivista, 2006, 169, in Foro
it., 2006, I, 263, in Dir. fall., 2006, II, 536 e in Giur. comm., 2007, II, 207; Trib. Roma 16
ottobre 2006, cit. – in cui testualmente si afferma che “lo stesso accordo di ristrutturazione
dei debiti rappresenta il trionfo dell’autonomia privata in ambito concorsuale”;
Trib. Reggio Calabria 24 gennaio 2012, cit. in cui si legge testualmente che è ben possibile
per l’accordo “presentarsi quale somma di singoli contratti (comunque riconducibili
ad una causa unitaria rappresentata dalla eliminazione dello stato di crisi)”; cfr. anche
Trib. Roma 20 maggio 2010, cit.
Quanto alla natura degli accordi, non è contestata l’affermazione per cui essi vanno ricondotti
nella categoria del contratto di diritto privato (Trib. Milano 23 gennaio 2007,
cit.)

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