Il concordato in continuità per le società in liquidazione

Il concordato in continuità per le società in liquidazione

Concordato-Continuità-Società-Liquidazione

Il concordato preventivo in continuità aziendale è disciplinato agli articoli 186-bis e 182-quinquies, quarto comma, introdotti nella Legge Fallimentare ad opera del“Decreto Sviluppo”, D.L.83/2012. Legittimati a proporre il piano in continuità sono gli imprenditori che si trovino in stato di crisi. Oggetto del concordato è la prosecuzione dell’attività di impresa da parte dell’imprenditore stesso (c.d. continuità diretta), ovvero da parte di un terzo distinto dal debitore (c.d. continuità indiretta).

La normativa, però, non dice nulla in merito alla possibilità, per la società che si trovi già in stato di liquidazione, di proporre un concordato in continuità. Sul tema, si registra una sentenza del Tribunale di Verona del 21 luglio 2016, nella quale si legge che la mancanza delle condizioni di legge per la prosecuzione dell’attività sociale, a causa della messa in liquidazione della società, impedirebbe l’omologazione del concordato in continuità diretta. Lo stesso parere si ritrova in una precedente sentenza del Tribunale di Trento (19 giugno 2014), nella quale è sancito che il concordato in continuità richiede la revoca dello stato di liquidazione.

Va però sottolineato come il Tribunale di Verona, nella sopracitata sentenza, abbia fatto riferimento esplicito soltanto all’ipotesi di concordato in continuità diretta. E in effetti un concordato in continuità indiretta potrebbe rappresentare una valida alternativa per l’imprenditore già in stato di liquidazione dal momento che permetterebbe di superare la contraddizione tra la perdita del capitale sociale e la prosecuzione dell’attività aziendale. Infatti, un piano avente ad oggetto la continuazione indiretta attuata mediante l’acquisto dell’azienda da parte di un terzo (o mediante l’affitto con opzione irrevocabile all’acquisto) potrebbe essere valutata come una proposta conservativa del patrimonio sociale, volta a soddisfare in maniera più compiuta gli interessi dei creditori.

Sul tema, va sottolineato come il prevalente orientamento giurisprudenziale sia nel senso di considerare come presupposto per il concordato in continuità l’oggettiva prosecuzione dell’attività, non rilevando se l’esercizio sia continuato ad opera dell’imprenditore o di un terzo (Tribunale di Alessandria, 18 gennaio 2016; Tribunale di Roma, 24 marzo 2015). Non è nemmeno di ostacolo alla ammissibilità della proposta che la cessione della società avvenga mediante contratto d’affitto, qualora tale affitto sia finalizzato ad un successivo acquisto della società stessa. Tale concetto è pressoché pacifico nella anche recente giurisprudenza di merito (Tribunale di Udine 05 maggio 2016; Tribunale di Alessandria 18 gennaio 2016; Tribunale Vercelli 13 agosto 2014)

Muovendo da tale presupposto, si può ritenere che nel momento in cui sia garantita la continuità aziendale, cosa pressoché impossibile per la società in stato di liquidazione, ma non altrettanto per il terzo, e tale continuità risulti volta ad un miglior soddisfacimento degli interessi dei creditori, allora la domanda di concordato potrebbe essere accolta.

Il concordato in continuità per le società in liquidazione

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