Le proposte concorrenti nel concordato preventivo

Concordato preventivo e contratti pendenti

Da il Fallimento 10/2016

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e da il Fallimento 4/2016

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Concordato preventivo e contratti pendenti

In ogni tipo di procedura concorsuale “contratti pendenti” sono invariabilmente quelli ineseguiti in tutto o in parte da entrambi le parti alla data di apertura della procedura a carico di una di queste ultime; il loro trattamento è, però, differenziato a seconda del contesto concorsuale e delle funzioni loro assegnate dalla legge in quel contesto. Nel concordato preventivo, a differenza che nelle altre procedure, essi assolvono la funzione di concorrere alla formazione del piano concordatario rimesso all’autonomia contrattuale del debitore concordatario, che sulla base di esso formula la proposta da rivolgere ai creditori. Il tribunale verifica la rispondenza della causa concreta alla causa astratta del concordato nell’esercizio di un controllo, del quale è difficile negare che sia di merito.

La norma disciplinatrice dei “contratti pendenti” nel concordato preventivo – introdotta nel 2012 – ha subito rimaneggiamenti e revisioni già nel corso del 2015. Confrontandosi con il testo attuale dell’art. 169 bis della legge fallimentare, il saggio si interroga sull’effettiva portata delle modifiche così apportate: per concludere che l’esercizio del potere di scioglimento, o sospensione, del contratto pendente che la norma abilita, se può essere rivolto anche nei riguardi dei contratti unilateralmente non eseguiti (dal lato del debitore concordatario), suppone comunque la sussistenza in concreto di una “giusta causa”.

La norma dell’art. 169 bis l.fall. – che si impegna sul tema dei “contratti pendenti” nel contesto della procedura di concordato preventivo e che qui sale in specifica attenzione – ben può essere considerata, a me pare, espressione significativa, se non addirittura primaria, di entrambi i fenomeni appena sopra indicati (oltre che, com’è naturale, della cennata “frammentarietà di sistema”).
Dunque, la disposizione nasce nel 2012, nell’ambito del c.d. decreto sviluppo (D.L. 22 giugno 2012, n. 83, conv. con L. 7 agosto 2012, n. 134). In un contesto generale per definizione omnibus, insomma; e a mezzo di un intervento specifico che vive proprio l’anima del “rattoppo”, posto che il tutto si compendia in un maxi-articolo di regolazioni svariate (art. 33), pur se in una certa misura orientate (il più delle stesse) nel senso dell’incentivazione – e del rafforzamento – dell’istituto del concordato preventivo: secondo il caso, per l’appunto, della norma in esame.

Il punto probabilmente più discusso, nel contesto dell’originario tenore dell’art. 169 bis, attiene alla definizione di uno dei presupposti di possibile applicazione della norma: quello delle fattispecie contrattuali nei cui confronti risulta in sé predicabile il potere di “sospensione” e/o di “scioglimento”, che la stessa prevede e regola. Due, e ben noti, i filoni di fondo che sono stati proposti.

Concordato preventivo e contratti pendenti

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