Il concordato con continuità aziendale

Il concordato con continuità aziendale

Da il Fallimento 10/2016 concordato-preventivo-continuita-aziendale_2016_10_1074

e da il Fallimento 1/2016 continuita-aziendale_2016_01_0077

Il concordato con continuità aziendale

Sentenze e commenti sugli ultimi orientamenti giurisprudenziali e  nella riforma Rordord

I provvedimenti in commento offrono una rappresentativa rassegna degli orientamenti più recenti della giurisprudenza di merito riguardo alle questioni maggiormente dibattute in materia di concordato preventivo con continuità aziendale, dal tema della continuità indiretta alla disciplina della liquidazione nel concordato misto. Il massimo sforzo nello sfruttamento delle positive potenzialità dell’istituto si è accompagnato ad un sentimento di diffusa critica dei suoi aspetti più discutibili, che è sfociato nelle  recenti modifiche normative introdotte dal D.L. 27 giugno 2015, n. 83.

I provvedimenti in commento costituiscono una rappresentativa rassegna dei più recenti approdi raggiunti dalla giurisprudenza di merito con riguardo alle questioni maggiormente dibattute in materia di concordato preventivo con continuità aziendale.
La genesi dell’istituto affonda le radici nella riforma del concordato avviata dal “decreto sviluppo”, nell’ambito di una fase storico-economica temporalmente recente ma che cionondimeno appare già qualche modo superata dal prorompere degli eventi e dal sovrapporsi degli interventi normativi, da ultimo dall’approvazione delle ennesime “misure urgenti” introdotte con il D.L. 27 giugno 2015, n. 83.
I temi sono quelli del rapporto tra affitto di azienda e continuità aziendale, della commistione tra continuità e liquidazione, della disciplina applicabile in sede di esecuzione del concordato laddove sia prevista una fase liquidatoria, consistente nella cessione dell’azienda ovvero nella monetizzazione degli assets non strategici. Un elemento comune nelle pur variegate posizioni espresse dai diversi tribunali è identificabile nell’atteggiamento di fondo, inteso a sfruttare al massimo le potenzialità offerte dall’istituto, estendendone la portata anche a territori non unanimemente condivisi.

Affitto di azienda e continuità
La complessità delle vicende trattate, prima tra tutte quella esaminata dal Tribunale di Roma – nonché il numero e l’ampiezza delle questioni ad esse sottese – impongono una selezione degli argomenti di maggior rilievo ed interesse rispetto all’obiettivo, che qui ci si pone, della mappatura dei confini esterni del concordato con continuità aziendale. Muovendo da un terreno relativamente più assestato, quanto meno sotto il profilo statistico – numerico delle decisioni rinvenibili, trova conferma la tesi che riconduce al perimetro della continuità il diffuso modello dell’affitto di azienda, finalizzato al suo trasferimento ed eventualmente stipulato anche anteriormente alla richiesta di concordato. A tale riguardo può sostenersi che la disciplina della continuità sia applicabile già nell’ambito del concordato in bianco, purché vi sia un’adeguata ostensione dei contenuti del proponendo piano, che consentano di qualificarlo in tali termini (3). Il decreto del Tribunale di Bolzano è paradigmatico nella sua chiarezza e puntualità argomentativa, non limitandosi ad esaudire le necessità decisionali contingenti, ma tratteggiando il quadro sistematico nell’ambito del quale viene calata la soluzione delle specifiche soluzioni affrontate.
L’affitto d’azienda in tale prospettiva assume la funzione di mero “strumento ponte” giuridico ed economico finalizzato ad evitare la perdita di funzionalità ed efficienza dell’intero complesso aziendale in vista del successivo passaggio a terzi, per giungere alla cessione o al conferimento della stessa senza il rischio della perdita dei valori intrinseci, primo fra tutti l’avviamento.
Sotto un profilo sistematico, lo spartiacque fra il concordato liquidatorio e quello in continuità viene individuato nell’oggettiva, e non soggettiva, continuazione del complesso produttivo, sia direttamente da parte dell’imprenditore, che indirettamente da parte di un terzo (affittuario, cessionario, conferitario), con conseguente applicazione della specifica disciplina, in termini di benefici e oneri.
Nell’applicazione giurisprudenziale non solleva particolari dubbi la previsione dell’affitto come elemento
del piano concordatario, finalizzato al trasferimento dell’azienda, comunemente ritenuto riconducibile
all’ambito disciplinato dall’art. 186 bis l.fall. (4), con le necessarie implicazioni sul contenuto dell’attestazione.
L’analitica indicazione dei costi e dei ricavi attesi dalla prosecuzione dell’attività d’impresa prevista dal piano verrà notevolmente semplificata sotto il profilo dei ricavi, che vanno ad identificarsi con il canone d’affitto previsto (5). Come evidenziato dal Tribunale di Roma, che condivide l’orientamento del Collegio bolzanino, seppure con differenti sviluppi di cui infra si darà conto, il contenuto dell’attestazione dovrà incentrarsi sulla idoneità dell’affittuario – promissario acquirente a fare fronte ai propri impegni grazie non solo al patrimonio di cui dispone o alle garanzie su cui è in grado di fare affidamento, ma anche grazie alla realizzazione di un adeguato piano industriale.

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