IL NUOVO REGOLAMENTO EUROPEO SULLE PROCEDURE DI INSOLVENZA

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Sulla Gazzetta Ufficiale del’Unione europea del 5 giugno 2015, L. 141/19 è stato pubblicato il Regolamento (UE) n. 848/2015 del Parlamento europeo e del Consiglio del 20 maggio 2015, relativo alle procedure di insolvenza: si tratta della “rifusione” del regolamento n. 1346/2000. Il testo è reperibile in eur-lex.europa.eu. Viene così confermata la previsione di questa Rivista, 2015, 373.
La nuova normativa si presenta come di estrema (e forse inutile se non addirittura dannosa) complessità. Comunque, c’è tempo: il regolamento n. 848 si applicherà solo alle procedure di insolvenza aperte successivamente al 26 giugno 2017.

Il nuovo Regolamento risponde alla necessità di rendere la normativa comunitaria sul tema maggiormente aderente alle attuali priorità dell’Unione ed alle prassi nazionali consolidatesi, mirando alla creazione di un quadro normativo efficace per la gestione delle procedure di insolvenza, attraverso una nuova disciplina di materie quali la competenza giurisdizionale per l’apertura della procedura, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni, nonché le procedure di insolvenza relative a più membri del medesimo gruppo di società.

La nuova normativa accoglie la recente percezione degli obiettivi del diritto fallimentare, secondo i quali le procedure concorsuali non sono più considerate in termini meramente liquidatori, ma come strumenti per garantire la conservazione dei mezzi organizzati dell’impresa, assicurandone, ove possibile, la sopravvivenza.
Tra i propositi perseguiti, illustrati dai primi considerando, il nuovo regolamento mira, da un lato, a rendere le procedure di insolvenza transfrontaliera “efficaci ed efficienti” per garantire il buon funzionamento del mercato interno e, dall’altro lato, a prevenire il fenomeno del c.d. “forum shopping” pretestuoso o fraudolento.
Alla luce di tali obiettivi, il Regolamento 2015/848 introduce importanti novità rispetto al sistema previgente.
Quanto alle più significative novità, risulta anzitutto ampliato, all’art. 1, l’ambito materiale di
applicazione del regolamento, non più limitato alle «procedure concorsuali fondate sull’insolvenza del
debitore che comportano lo spossessamento parziale o totale del debitore stesso e la designazione di
un curatore», ma esteso in modo da ricomprendere anche le procedure caratterizzate da finalità di
«salvataggio, ristrutturazione del debito, riorganizzazione o liquidazione». Inoltre, il nuovo regolamento
si applica, oltre alle procedure che prevedono lo spossessamento del debitore (art. 1 lett.a), anche a
quelle che prevedono la sottoposizione dei beni e affari di un debitore al controllo o alla sorveglianza
di un giudice (art. 1 lett.b) o a quelle in cui «una sospensione temporanea delle azioni esecutive individuali è concessa da un giudice o per legge al fine di consentire le trattative tra il debitore e i suoi
creditori, purché le procedure per le quali è concessa la sospensione prevedano misure idonee a
tutelare la massa dei creditori e, qualora non sia stato raggiunto un accordo, siano preliminari a una
delle procedure di cui alle lettere a) o b)» (art. 1 lett.c).
Per un migliore coordinamento dell’esercizio della giurisdizione e per evitare l’apertura di procedure
d’insolvenza parallele, il nuovo regolamento impone agli Stati membri la creazione, entro il 26 giugno
2018, di registri fallimentari elettronici, in cui siano pubblicate le decisioni di apertura e di chiusura, con
alcune informazioni obbligatorie (art. 24). Tali registri dovranno poi essere interconnessi, a cura della
Commissione, sul portale europeo della giustizia elettronica (art 25).
In relazione alle procedure secondarie, queste ultime non debbono più essere necessariamente
procedure di liquidazione e, conseguentemente, è stato soppresso l’allegato B. Il regolamento mira
poi a rendere più armonioso il coordinamento tra procedura principale e procedure secondarie, per
evitare in particolare che queste ultime intralcino l’efficiente gestione della massa fallimentare
(considerando n. 41). A tal fine, anzitutto, all’art. 34, il principio per cui il giudice adito per l’apertura
della procedura secondaria non deve riesaminare l’insolvenza del debitore viene mantenuto, ma
soltanto per il caso in cui la procedura principale sia fondata sull’insolvenza del debitore. Si è così
inteso ovviare a un inconveniente che si era verificato, con riferimento all’art. 27 del regolamento n.
1346/2000, nel caso Bank Handlowy deciso dalla Corte di giustizia con sentenza del 22 dicembre
2012 (causa C-116/11). In secondo luogo, mutuando una soluzione elaborata dalla giurisprudenza
inglese, il nuovo regolamento prevede che il curatore della procedura principale, al fine di evitare
l’apertura di una procedura secondaria, possa impegnarsi nei confronti dei creditori locali a
conformarsi, in relazione ai beni che si trovano nello Stato membro in cui la procedura secondaria
potrebbe essere aperta, alle norme sul riparto dei crediti e sulla distribuzione previste dalla legge di
tale Stato membro (c.d. procedura secondaria sintetica: art. 36). In terzo luogo, viene regolata con
maggiore dettaglio la cooperazione e comunicazione tra amministratori delle procedure di insolvenza
(art. 41) e, con due nuove disposizioni, viene disciplinata la cooperazione e comunicazione tra giudici
(art. 37) e tra amministrazioni e giudici (art. 38)

 

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