Il sovraindebitamento alla prova della riforma del diritto fallimentare

da i Contratti 6/2016

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da CONTRATTO E IMPRESA 4-5/2015

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da Il Fallimento 12/2013

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Indicazioni del Tribunale Milano

Il sovraindebitamento alla prova della riforma del diritto fallimentare

Nello schema di disegno di legge delega recentemente approvato dal Governo è stata prevista
una revisione della L. 27 gennaio 2012, n. 3 che ha introdotto, per la prima volta, nel nostro ordinamento giuridico un’apposita procedura per la riorganizzazione dei debiti degli imprenditori
sotto soglia fallimentare, vale a dire dei soggetti che non possono fallire e che nemmeno possono
beneficiare delle procedure di definizione della crisi previste dalla legge fallimentare, quali gli
accordi di ristrutturazione dei debiti (art. 182 bis l. fall.) e il concordato preventivo (art. 160 l. fall.)
e ha esteso l’utilizzo di tale procedura anche in capo ai consumatori.

Estratto:

La disciplina del sovraindebitamento dovrà essere
emendata, ai fini di rispondere ad un’ineludibile
opera di coordinamento, con i criteri generali delle
altre procedure liquidatorie e conservative; per ottenere
tale risultato occorre necessariamente fare
riferimento, come in tutte le altre procedure, ad un
nucleo essenziale e comune di regole generali, da
cui differenziarsi solamente nei casi in cui la particolare
caratterizzazione della disciplina non consente
un’uniformazione alla luce delle peculiarità
della fattispecie trattata.

questo strumento di soluzione della crisi
del consumatore e dell’imprenditore sotto soglia ha
ottenuto fino ad oggi una diffusione ancora limitata,
complice, senza dubbio, il ritardo con cui la disciplina
secondaria è stata emanata e risulta essere
ancora in fase di attuazione a più di quattro anni
dall’entrata in vigore, nonché l’impossibilità di potere
accedere ad una “falcidia” dei debiti tributari.
L’intervento novellatore, nell’intento del Governo,
sarà anche quello di portare l’utilizzo di questo
strumento ad una diffusione simile a quella che si è
avuta in altri Paesi, avendo fallito, fino ad oggi, il
suo obiettivo di concorrere “attraverso la esdebitazione,
alla ripresa dell’economia” (20): per perseguire
questo obiettivo sarà necessario che il legislatore
delegato si muova su tre differenti piani.
In primo luogo, però, per addivenire agli obiettivi
prefissati, occorre necessariamente passare per una
semplificazione dell’attuale testo normativo, per
molti aspetti troppo complicato e tutt’altro che lineare
(21), facendo sì che la procedura di composizione
delle crisi da sovraindebitamento risulti più
agile e rapida, nonché meglio comprensibile per gli
operatori in tutte le sue linee essenziali.
In secondo luogo, appare opportuno procedere ad
una riduzione dei costi della procedura, e ciò principalmente
nei casi di accesso da parte del consumatore,
nonché ad una limatura dei costi superflui
al fine di renderla il più economica possibile, anche
mediante il ricorso al patrocinio a spese dello
Stato.
Per ovviare alla scarsa conoscenza dell’istituto, si
dovrebbe inoltre prevedere, secondo il Governo,
l’inserimento di una disposizione relativa agli oneri
informativi ed alle attività pubblicitarie a cura degli
ordini professionali, delle associazioni dei
consumatori e degli utenti, delle banche e delle società
finanziarie.
In terzo luogo, punto chiave dell’intervento sarà
una rivisitazione della fase di esdebitazione,
che rappresenta il vero obiettivo che ciascun soggetto
sovraindebitato mira a raggiungere, pena una
limitata portata della procedura stessa con riferimento
ai soggetti illimitatamente responsabili per
debiti e obbligazioni sociali, al fine di consentire
nuove opportunità nel mondo del lavoro, liberando
il debitore da un onere che rischia di divenire
insostenibile e di precludergli ogni prospettiva
futura.

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