La convenzione di moratoria di cui all’art. 182 septies

art-182septies_2016_08-09_0889

Da il Fallimento 8-9/2016

La convenzione di moratoria di cui all’art. 182 septies è volta ad accelerare i tempi di una fase
critica nel processo di risanamento che spesso si dilata oltre misura per la ritrosia delle banche
meno coinvolte ad accettarne il contenuto.

Estratto:

Le caratteristiche dello strumento
L’art. 182 septies, sull’accordo di ristrutturazione
con intermediari finanziari e sulla convenzione di
moratoria, al comma 5 ha introdotto la possibilità
di estendere, a maggioranza, gli effetti di una moratoria
in via temporanea raggiunta convenzionalmente
con gli intermediari finanziari (1) ai creditori
che presentino una posizione giuridica ed interessi
economici omogenei rispetto a quelli dei creditori
aderenti.
Si tratta di una moratoria che la norma stessa qualifica
come atta a “disciplinare in via provvisoria gli
effetti della crisi”, lasciando con ciò intendere la sua
funzionalità al raggiungimento di una qualche soluzione
definitiva di superamento della crisi. Il che è
coerente con il contesto di crisi (che va dalla temporanea
tensione finanziaria sino all’insolvenza
conclamata) nella quale lo strumento può essere
impiegato, al punto che non parrebbe consentito
l’impiego dello stesso al di fuori di tali situazioni
(2). L’espresso riferimento ad uno stato di crisi è
quanto mai opportuno in quanto, diversamente rispetto
all’accordo di ristrutturazione speciale, nella
convenzione di moratoria non trova applicazione il
disposto dell’art. 182 bis, che al comma 1 così recita:
“l’imprenditore in stato di crisi può domandare…”.
Invero, la necessità della presenza di uno stato di
crisi può ricavarsi anche:
a) dal fatto che la norma sia collocata nella Legge
fallimentare sotto il Titolo “Del concordato preventivo
e degli accordi di ristrutturazione”;
b) dal rinvio al comma 4, terzo periodo, in relazione
al vaglio in sede di omologa e così al tema della
convenienza rispetto alle alternative concretamente
praticabili.
La norma sottolinea la natura “temporanea” della
moratoria; in considerazione del fatto che ogni moratoria
per propria natura è limitata nel tempo, la
precisazione parrebbe superflua. Volendo comunque
dare ad essa un significato, se ne può dedurre
che si tratta di un istituto destinato ad operare solo
in un orizzonte temporale di breve termine. Il che
è ragionevole in considerazione della sua natura
strumentale rispetto alla ricerca di composizioni
definitive della crisi. D’altronde, nel caso in cui la
moratoria da sola non sia in grado di rimuovere
l’insolvenza, la sua durata non dovrebbe eccedere
il termine di 90 giorni entro il quale l’art. 168 rende
inefficaci le ipoteche giudiziali iscritte prima
della presentazione di un ricorso di concordato preventivo

 

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