La disciplina della crisi di gruppo tra proposte di riforma e modelli internazionali

La disciplina della crisi di gruppo tra proposte di riforma e modelli internazionali

da il Fallimento 10/2016

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Le norme sul gruppo insolvente in Italia furono dettate per la prima volta nel 1979 con la legge
Prodi. Esse però non sono mai state estese alle procedure concorsuali ordinarie, anche se la
maggior parte delle società operano in veste di gruppo. Premessi alcuni rilievi sulla disciplina
del gruppo nel Reg. UE 848/2015 sull’insolvenza transfrontaliera, sulla Model Law dell’Uncitral
e sulle prassi internazionali (protocol agreements), l’Autore si sofferta sulla giurisprudenza, in
particolare della Cassazione, sull’ammissibilità de iure condito del concordato preventivo di
gruppo e sul disegno di legge del Governo, elaborato dalla Commissione Rordorf, attualmente
all’esame della Camera, che prevede in caso di crisi o di insolvenza una procedura unitaria di
gruppo sia in caso di concordato preventivo che di liquidazione giudiziale (il nuovo nome del fallimento
secondo il disegno di legge).

La disciplina della crisi di gruppo tra proposte di riforma e modelli internazionali

Estratto:

È ormai patrimonio acquisito che la grande maggioranza
delle attività d’impresa si svolge attraverso
la veste giuridica del gruppo di società, che meglio
consente di differenziare l’investimento e di ridurre
le responsabilità. Dottrina e giurisprudenza hanno
costantemente escluso la configurabilità di un’insolvenza
di gruppo. La tradizione italiana, come
del resto quella della maggior parte degli ordinamenti
di diritto continentale, considera le società
come soggetti di diritto autonomi e non consente
di trattare il gruppo insolvente come un’entità unica.
Tuttavia è avvertita l’esigenza di evitare che
l’apertura di procedure concorsuali che investano
una o più società del gruppo facciano venir meno
l’unità di direzione e coordinamento che caratterizzava
il gruppo finché le società erano in bonis.

La necessità di coordinamento tra i piani di ristrutturazione
o di liquidazione delle imprese del gruppo
comporta di regola l’adozione di norme che prevedano
la competenza di un unico giudice per tutte
le procedure in deroga ai principi ordinari, la nomina
del medesimo organo gestorio, l’adozione di
piani coordinati. È anche usuale la previsione di
un sistema di azioni revocatorie relative alle operazioni
intergruppo intercorse prima dell’apertura
delle procedure concorsuali che consenta di porre
rimedio ad atti di depauperamento di una o più società
nell’ambito del gruppo. Infine la disciplina
delle azioni di responsabilità nei confronti degli organi
amministrativi e di controllo delle società del
gruppo deve tener conto anche della responsabilità
della società che ha svolto attività di direzione e
coordinamento e di chi ha ricoperto cariche gestorie
e di controllo.
L’Italia è stata uno dei primi Paesi ad introdurre
per l’amministrazione straordinaria delle grandi imprese
in crisi con la c.d. legge Prodi (L. 3 aprile
1979, n. 95) una disciplina dell’insolvenza di gruppo,
poi estesa con principi sostanzialmente analoghi
all’insolvenza delle imprese bancarie e assicurative.
Tale disciplina partiva dall’esigenza di preservare
l’autonomia patrimoniale di ogni società ed il
diritto dei creditori di concorrere separatamente
sulle relative masse ed affrontava proprio i temi
che si sono ora indicati.
Pur antesignana nel registrare la necessità di una
disciplina dell’insolvenza di gruppo e pur mantenendo
tale disciplina nelle successive revisioni della
legge Prodi (D.Lgs. 8 luglio 1999, n. 270, e D.L.
23 dicembre 2003, n. 347), l’Italia ha poi ritardato
nell’estendere queste regole alle procedure concorsuali
ordinarie relative alle imprese commerciali.
La riforma organica del diritto societario aveva già
dettato, peraltro, una disciplina generale dei gruppi,
tuttora in vigore, che, pur astenendosi da una
definizione generale, riconosce il fenomeno dell’attività
di direzione e coordinamento di più società,
presupponendo in capo alla holding il potere di
imprimere la direzione unitaria al gruppo, dettando
principi generali a presidio del corretto esercizio –
sul piano “societario e imprenditoriale” – di tale
potere e prescrivendo specifiche regole sulla pubblicità
della soggezione alla direzione e coordinamento,
sulla motivazione delle decisioni dalla stessa
influenzate, sui finanziamenti infragruppo e sul
diritto di recesso dei soci esterni al gruppo. I lavori
delle Commissioni ministeriali incaricate della revisione
del diritto societario e del diritto concorsuale
si sono svolti in contemporanea, sì che pareva
facile estendere i principi elaborati in materia
societaria a quella concorsuale.

 

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