Principio di non modificabilità del voto nel concordato preventivo

Pubblicato il 12/11/16 18:38 [Doc.1985]
di Redazione IL CASO.it

Principio di non modificabilità del voto nel concordato preventivo

Tribunale di Monza, 4 novembre 2016. Giudice Nardecchia.
Concordato preventivo – Espressione del voto – Principio di non modificabilità del voto precedentemente espresso – Possibilità di esprimere un voto favorevole successivamente all’adunanza – Eccezioni

La modifica apportata dalla legge 6 agosto 2015 n. 132 all’art. 178, comma 4, legge fall. da una parte comporta l’impossibilità di computare le adesioni al concordato di coloro che hanno modificato il voto negativo dato precedentemente e, dall’altra parte, consente di esprimere per la prima volta un voto sfavorevole dopo la chiusura del verbale relativo all’adunanza dei creditori.

In tal modo, è stato introdotto il principio della non modificabilità del voto, il quale subisce come unica eccezione quella conseguente all’applicazione dell’articolo 179, comma 2, legge fall. (così come modificato dalla novella del 2012) per l’ipotesi che nel lasso di tempo che va dall’approvazione del concordato all’omologa vengano a mutare le condizioni di fattibilità del piano e quindi di adempimento della proposta, mutamento a fronte del quale il commissario giudiziale ha l’onere di avvisare i creditori, i quali hanno la possibilità di modificare il voto precedentemente espresso costituendosi nel giudizio di omologa.

L’espressione del voto per corrispondenza è ammissibile anche prima della chiusura del verbale dell’adunanza, dovendosi equiparare tali voti a quelli espressi dai creditori intervenuti personalmente all’adunanza. Questione assai dibattuta nella vigenza del testo originario del r.d. n. 267/1942 ma che ha trovato una definitiva sistemazione con il d.l. n. 35/2005, con la riforma dei criteri per il calcolo della maggioranze, ove il venire meno del criterio della maggioranza numerica dei votanti – che potevano venire intesi quali soggetti effettivamente partecipanti all’adunanza – ed il riferimento alla sola maggioranza quantitativa dei crediti consente di ritenere superata la problematica, divenendo plausibile l’ipotesi di un’adunanza deserta ed una maggioranza dei crediti raggiunta esclusivamente per il tramite di voti espressi per corrispondenza.

Invero deve ritenersi che il nuovo ruolo assegnato dalla legge alla volontà dei creditori non abbia fatto venir meno la natura disponibile del diritto di credito che ognuno di loro esercita con il voto ed ancor meno che essa possa comportare un sindacato del giudice sulle motivazioni che spingono il singolo creditore ad esprimere il proprio voto favorevole o contrario anche prima dell’adunanza dei creditori. Quanto alle adesioni tardive, si ritiene che possano votare nei venti giorni successivi all’adunanza solo i creditori inclusi nell’elenco nominativo verificato dal commissario giudiziale e quelli che, nel corso dell’adunanza, siano stati ammessi provviso
riamente al voto dal giudice delegato ai sensi dell’art. 176 l. fall. (Cass. 5 ottobre 2000, n. 13282,; Cass. 12 novembre 1993, n. 11192le quali hanno entrambe precisato che la votazione successiva può avvenire nei limiti in cui il credito sia stato ammesso dal giudice delegato nell’adunanza, senza possibilità per il creditore di votare solo per la parte che egli ritiene chirografaria, escludendo quella in relazione alla quale egli ritiene di avere diritto al rango privilegiato)
Principio di non modificabilità del voto nel concordato preventivo

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