Risparmio tradito 2. «Così hanno manipolato il mio profilo». I risparmiatori a caccia di rimborsi

–di

da IlSole24Ore

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2017-12-04/risparmio-tradito-profili-103258.shtml?uuid=AEpcaTKD

Da piccoli risparmiatori a investitori professionisti il passo era breve. Bastava manipolare i profili Mifid dei clienti o nascondere documenti: ogni operazione poteva tornare utile per piazzare le «obbligazioni subordinate», quelle di Banca Etruria, Banca Marche, Carife, CariChieti, Veneto Banca e Popolare di Vicenza azzerate a novembre 2015, per il dissesto finanziario degli istituti. Questo è quanto ritengono 1.693 risparmiatori, che si sono rivolti all’Anac – l’Autorità anticorruzione presieduta da Raffaele Cantone – per chiedere di accedere al Fondo solidarietà e ottenere il ristoro di quanto perso attraverso gestioni poco chiare degli istituti. Presunte irregolarità che stanno emergendo anche nel corso delle audizioni in Commissione Banche, dove è stato stigmatizzato anche il ruolo della Vigilanza di Bankitalia.

In ballo all’Anac c’è una maxi richiesta da 79,4 milioni di euro, ma è chiaro che solo alcuni potranno accedere al Fondo: quelli che avranno i «requisiti» previsti dalle linee guida sancite nella direttiva dell’Authority, in attuazione del decreto del presidente del Consiglio dei ministri del 28 aprile 2017 n. 82.

Ma al di là dei numeri e della normativa, gli arbitrati raccontano storie, come emerge da alcuni ricorsi presentati dall’avvocato Letizia Vescovini, nota per aver seguito procedimenti a tutela dei risparmiatori.

Il direttore amico di famiglia
C’è il caso della signora Franca (nome di fantasia): ha perso 60mila euro per aver comprato un’obbligazione subordinata di Banca Etruria. Gliel’hanno venduta due ex amici di famiglia: il direttore e il funzionario della filiale dell’istituto.

Nella richiesta di arbitrato, che ha presentato all’Anticorruzione, si legge che «i primi giorni di giugno 2013, la ricorrente venne contattata ripetutamente telefonicamente da un funzionario che la invitò ad un incontro in filiale per il 5 giugno 2013 insieme a suo fratello ed al padre, anch’essi clienti della medesima filiale». Nell’atto è annotato che «l’allora direttore ed il funzionario proposero, a tutti e tre, un’obbligazione di Banca Etruria con cedola del 3,5% lordo, descritta come prodotto con capitale garantito e facilmente liquidabile, in linea con i loro precedenti investimenti». Nelle casse dell’istituto finiscono 60mila euro della donna. Tuttavia qualcosa cambia nel tempo: avviene una «irregolare» modifica del profilo della signora Franca. «Tale artificiosa creazione del profilo – si legge nel ricorso – conferma che la Banca fosse consapevole che (…) l’obbligazione subordinata non sarebbe stata appropriata».

Bruciati i risparmi di una vita

E che dire della signora Jolanda (nome di fantasia): il suo profilo di rischio era «basso», ma funzionari di Carife la indussero a investire ogni risparmio nell’obbligazione subordinata. Circa 15mila euro, i risparmi di una vita, sarebbero andati così in fumo.

«La ricorrente – si legge nel ricorso – era vedova e pensionata all’epoca dell’investimento. In precedenza era casalinga con licenza elementare, non era un investitore professionale ed era priva di competenze ed esperienze in materia finanziaria». Si aggiunge che «il suo patrimonio era costituito dai risparmi investiti nell’obbligazione subordinata». L’atto precisa che «i questionari di profilatura Mifid confermano un profilo di rischio “basso”. Ciò nonostante venne raccomandata l’obbligazione subordinata per un importo pari a tutti i risparmi, ovvero 15mila euro».

Poi c’è il caso del signor Alfredo (nome di fantasia), colpito da un infarto dopo essere stato «ingannato dalla direttrice e dall’addetta ufficio titoli di Banca Marche». Nel suo ricorso all’Anac ricostruisce gli eventi che lo hanno portato a perdere 50mila euro. «Il riccorente – si legge – ereditò dal padre delle azioni Bdm». Per la «scarsa esperienza nei mercati finanziari cercò di liquidare la quota di azioni ma l’ordine di vendita non venne mai eseguito». Si aggiunge che «furono la direttrice e l’addetta all’ufficio titoli che gli consigliarono di acquistare le obbligazioni al fine di recuperare la perdita maturata sulle azioni ormai divenute illiquide»: «È evidente che chi raccomandò di comprare obbligazioni subordinate per rimediare a una perdita su azioni illiquide, entrambe della stessa emittente, non poteva che essere in grave malafede». A seguito dello «stress determinato dall’azzeramento dei titoli obbligazionari e dalle ripetute discussioni con la direttrice della filiale, dalla quale si era ritenuto ingannato, subì un infarto».

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